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di Mario Tumbiolo
Ancora oggi profondamente araba nell'impianto
urbanistico, Mazara del Vallo è cresciuta e si è articolata intorno al suo porto-canale,
che ospita la più imponente flotta da pesca nazionale.
Dalla cattedrale, autentico tempio-museo, al prezioso Museo diocesano, alle testimonianze
normanne, al barocco, la storia di una città ricca di monumenti ed opere d'arte.
Mazara, l'antico approdo fenicio, è oggi il porto della più imponente flotta da pesca
nazionale. Il porto-canale, terminale di secolari rotte marittime che confluivano nella
civiltà, attraversando tutto il Mediterraneo, limita ad occidente la città storica. Il
corpo antico della città di Mazara, distribuito nei quattro rioni storici di San
Francesco, San Giovanni, Xitta e Giudecca, è caratterizzato da vicoli e cortili che si
articolano in labirintici percorsi, la cui strettezza e tortuosità ne esaltano la
compattezza di città chiusa, così intimamente legata al nome stesso della città: in
fenicio Mazara significa la rocca; e come scavati in un banco roccioso si presentano le sue
viuzze, i suoi slarghi, i suoi monumenti, le sue piazze. La caratteristica di città
chiusa, protettiva per i suoi abitanti, è chiaramente leggibile nell'impianto viario,
nonostante la scomparsa della vecchia cinta muraria che fino all'800 la contrapponeva alla
città nuova o aperta. All'inizio dell'800, l'abate Vito Pugliese, erudito mazarese di
storie patrie e primo storico moderno della città, nel suo manoscritto Selinunte
Rediviva, evidenziava la singolarità dell'impianto urbano così descrivendola: "Per
strette, adunche, tortuose or sentieri or viuzze. Ciò rappresenta un'antichissima
costruzione, e paragonasi al taglio delle più insigni e vetuste città della
Sicilia". Ancora oggi il tessuto irregolare e ramificato dei vecchio impianto viario
della città, e in particolare i quartieri popolari caratterizzati da vicoli e cortili,
risentono profondamente della persistenza della tradizione urbanistica islamica.
Quantunque nel corso dei tempo la città si sia costruita e ricostruita su se stessa,
Mazara mantiene i legami con l'impianto originario attraverso i vicoli e i cortili,
".. tanto che il vicolo può essere considerato, oggi, l'involucro protettivo delle
più antiche forme di vita e di architettura popolare". La sistemazione dello spazio
urbano della Mazara musulmana si fondava, come per gli altri impianti islamici, su una
caratteristica principale: la divisione della vita cittadina in privata e pubblica. La
città antica era scandita nei diversi quartieri, i rabad, che si collegavano agli
shari,
cioè le strade principali della città. Uno shari della Mazara musulmana era
l'attuale via
Bagno e il suo prosieguo, via San Giovanni. Quest'asse viario collegava due porte
d'accesso alla città e precisamente Bab al wadi (Porta dei fiume) con Bab al Balarm
(Porta Palermo). Su quest'asse insistevano i bagni pubblici nello slargo denominato
appunto piazzetta Bagno. Ancora oggi dalla via Bagno si diparte la maglia viaria
residenziale dei quartieri di San Francesco e della Giudecca, con una serie di strade
secondarie molto articolate, dalle quali a loro volta si dipartono vicoli ciechi e cortili
che danno vita a percorsi labirintici. Una lettura della morfologia di questi tre tipi
viari, in particolar modo della larghezza e dei disegno dei loro impianto, ci consente di
capire com'era scandito il graduale passaggio dallo spazio pubblico al privato. Così la
via Bagno (che fungeva da asse aperto, poiché collegava in antico attraverso tutta la
città le due porte urbane, per continuare al di fuori delle mura per i collegamenti
territoriali) presenta una larghezza costante maggiore degli altri assi e una tortuosità
non rilevante, mentre gli assi secondari hanno una larghezza minima variabile: un esempio
tipico è vicolo Vipera. Un ulteriore filtro verso ciò che è esterno è dato in questi
assi secondari dalla presenza di gomiti, che sono la costante dei vicoli ciechi e dei
cortili, elementi che rappresentano nell'urbanistica islamica l'ultimo stadio del graduale
passaggio dal pubblico al privato. A seguito delle continue trasformazioni fisiche e
funzionali, i cortili hanno perso la loro valenza di elemento di passaggio tra la strada e
l'abitazione. Oltre le significative tracce dell'impianto viario di derivazione islamica,
Mazara è di importanza fondamentale per la storia dell'architettura normanna in Sicilia.
Nel 1072, con l'avvento dei Normanni, la città si arricchisce di chiese, conventi e
monasteri. Viene istituito il vescovado, viene ridotto il perimetro urbano a causa dei
forte calo demografico determinato dall'esodo volontario di molte famiglie musulmane,
l'abitato viene cinto da mura. Nel 1097 il conte Ruggero vi tiene il primo Convegno
Parlamentare per regolare la questione delle decime. Nello stemma municipale, che la
tradizione fa risalire al periodo normanno, sono rappresentate le principali opere fatte
erigere dal Conte Ruggero nella città: le mura e il castello. Dell'antico castello
risalente al 1097, che occupava all'incirca l'area dell'attuale Villa Jolanda, a seguito
della demolizione fatta nel 1880, non rimane che un rudere in cui è aperta una porta di
due arcate a sesto acuto, tipico esempio dei cosiddetto stile ogivale che caratterizza
l'architettura siciliana dell'età normanna. Del Duomo normanno dedicato al SS. Salvatore,
costruito tra il 1088 e il 1093, purtroppo non rimangono che poche vestigia, dato che nel
1690 la cattedrale venne completamente rifatta su progetto dell'architetto trapanese
Pietro Lo Castro. All'esterno l'edificio è un'opera architettonica composita. Gli
interventi di trasformazione, di ampliamento e di restauro delle diverse parti sono stati
racco dati in modo armonico nel corso dei secoli. Dell'antica struttura si conserva la
parte postica, costituita dalla possente abside e dalle mura dei transetto. L'alta abside
normanna è quella quinta di memoria medievale che chiude il lato meridionale di piazza S.
Caterina, luogo su cui prospetta a settentrione la cattedrale. Ad occidente, sull'antico
Piano Maggiore, oggi piazza della Repubblica, il prospetto della Basilica si presenta
alquanto articolato in sommità con i sapienti giochi di volumi delle emisferiche cupole,
e nella facciata tramite il "tocchetto" (il passaggio aereo che lega la
cattedrale al palazzo vescovile) chiudendo la piazza. Sul lato destro della facciata
svetta il campanile, costruito in due stadi diversi, commemorati da due lapidi murate sul
lato occidentale. Nell'ala destra dei transetto si apre una piccola nicchia affrescata,
che fa pensare, secondo alcuni studiosi, all'esistenza di una cappella autonoma.
L'attuale sistemazione dei prospetto principale, risalente al 1906, è dovuta
all'architetto Francesco Valenti. li paramento esterno è realizzato in pietra locale da
intaglio. Il portale principale, inquadrato da una coppia di colonne marmoree, è
abbellito da un grande altorilievo in marmo di fattura cinquecentesca, con un condottiero
a cavallo seguito da altri due cavalieri, ai piedi dei quali è disteso un guerriero in
fogge moresche (il soggetto rappresenta probabilmente la vittoria dei Conte Ruggero sul
musulmano Mokarta). Sopra l'altorilievo insiste lo stemma dei Borbone di Sicilia,
sormontato da un'aquila reale ad ali spiegate. Ai lati dei grande quadro stanno le statue
del SS. Salvatore e dell'immacolata. Nel partito superiore si apre una grande finestra
circolare fiancheggiata da due angeli. La riconfigurazione in chiave barocca interessò
soprattutto l'interno, una pianta longitudinale a tre navate,
suddivise da colonne con
archi a tutto sesto. Lo spazio si dilata nelle cappelle laterali, nei transetto e
nell'ampia cupola che conclude l'edificio. L'architetto Lo Castro si avvalse della
collaborazione dello scultore-stuccatore Pietro Oriando e dei pittori Giuseppe Felice e G.
B. Scannatella, che eseguirono la fastosa decorazione delle volte . La cattedrale di
Mazara può essere definita un tempio-museo per la quantità e qualità delle opere d 1
arte che contiene, che vanno dai sarcofagi ellenistici alle pitture di
Gianbecchina. Una
delle testimonianze artistiche più antiche di questo "museo" è rappresentata
dall'affresco raffigurante un Cristo Pantocrator, del XIII secolo, che si trova in una
nicchia archiacuta della parete orientale dei transetto. Altra pregevole testimonianza
duecentesca è la Croce dipinta: nel recto presenta il Cristo in croce e nel verso
l'Agnello mistico; nei capicroce sono i Simboli degli Evangelisti. Il mecenatismo dei
vescovi di Mazara fece sì che la cattedrale fosse il luogo deputato a raccogliere alcune
delle migliori espressioni artistiche isolane nel corso dei secoli. Così Domenico Gagini
ebbe modo di realizzare il monumentale Sarcofago dei Vescovo Montaperto (complesso
scultoreo oggi custodito presso il locale Museo Diocesano); lo stesso scultore realizzerà
la bellissima Madonna del Soccorso, posta nell'omonima cappella del Duomo. Al figlio di
Domenico, Antonello, si deve il prezioso Ciborio, con i SS. Giovanni Battista e Benedetto
(1532). Altro notevole esempio di scultura dei '500 è il Portale di Bartolomeo Berrettaro
(1525), proveniente dalla chiesa di S. Egidio. Il portale, con otto Storie di S. Egidio
nei pilastri, è sormontato da una lunetta con una Madonna col Bambino e da due piccole
statue di Santi. Sull'altare maggiore è uno scenografico Paliotto d'argento, realizzato
dalia maestranze trapanesi, su commissione dei vescovo Graffeo, a capo della Chiesa
mazarese dal 1689 al 1699, cronologicamente collocabile in quel decennio. L'opera
ripropone un prospetto ideale di un palazzo del Seicento: nella parte superiore presenta
quattro balconi balaustrati con nicchie interposte; in asse con i balconi sovrastanti, si
aprono nella parte inferiore altre quattro nicchie che contengono le piccole statue
dell'immacolata, di S. Francesco d'Assisi, di S. Antonio da Padova e di S. Vito. Al centro
si incassa una fastosa nicchia decorata con colonnine tortili miste, in cui domina la
statua dei SS, Salvatore, posta su un basamento con lo stemma del Graffeo. In fondo al
coro nel catino absidale, che presenta l'arco esterno contornato da uno scenografico
drappo in stucco sostenuto da angeli e putti, si staglia imponente il gruppo marmoreo
della Trasfigurazione. Il gruppo scultoreo fu realizzato, a partire dal 1532, da Antonello
Gagini e dai figlio Antonino su commissione dei vescovo dei tempo Giovanni
Omodei. Le sei
statue di marmo di cui è composto raffigurano Gesù fra i profeti Mosè ed Elia sul monte
Tabor e i discepoli Pietro, Giacomo e Giovanni.
Una grande cornice separa l'insieme della Trasfigurazione dall'antico altare maggiore
della cattedrale. In asse alla figura dei Cristo, sotto la trabeazione, è allocato il
tabernacolo murale in marmo voluto dal vescovo Villamarino nel 1509. Sopra il ciborio Sono
rappresentati a bassorilievo la Colomba dello Spirito Santo affiancata da una coppia di
angeli adoratori in piedi. A destra e a sinistra di questo altare murale seguono due
scomparti con ricche decorazioni plastiche e pittoriche eseguite dai Ferraro da Giuliana
nel '500: i due pannelli raffigurano la Natività e la Nascita del Battista. Completano
l'insieme le statue della Madonna col Bambino e di S. Giovanni Battista e quelle, poste
entro nicchie laterali, dei Conte Ruggero e dei Vescovo De Rubeis. In asse con le suddette
nicchie in alto si aprono altre due nicchie con le statue in gesso di S. Agata e S. Lucia,
con i rispettivi simboli iconografici. La bella piazza della Repubblica è definita dal
fianco della cattedrale, dalle fabbriche dei palazzo Senatorio, dal palazzo Vescovile e
dal Seminario dei Chierici. Quest'ultimo fu elevato dall'architetto trapanese Giovanni
Biagio Amico intorno al 1744, con un arioso e armonico doppio loggiato. Fulcro della
composizione spaziale della piazza è il monumento S. Vito, realizzato nel 1771 da lgnazio
Marabitti, Un piccolo gioiello dell'architettura arabo-normanna, ancora leggibile
nell'aspetto originario, è rappresentato dalla chiesa di S. Nicolò Lo Regale, e per la
semplice e armoniosa composizione architettonica e per la qualità della pietra e per le
singolari soluzioni costruttive. Sorge nell'antico quartiere di San Giovanni e prospetta
ad occidente sul porto-canale. In origine abbazia basiliana, la sua data di fondazione è
collocabile tra il 1100 ed il 1150. t a pianta centrica, a croce greca iscritta in un
quadrato. Nell'intervento di restauro condotto recentemente, è stata riproposta con
materiali nuovi l'originaria copertura a volte che non era più esistente. La parte
postica ad oriente presenta tre absidi semicilindriche, fra cui quella centrale è la più
grande. Sui fianchi e nel prospetto principale l'elemento figurativo è costituito su ogni
parametro da tre incassi ad arco acuto, di cui quello centrale è il più alto. A circa
due chilometri dal centro urbano, verso levante, su un piccolo poggio si erge la chiesa
della Madonna dell'Alto o delle Giummare. Incerto è l'anno di costruzione: secondo la
tradizione pare risalire al 1085, ma il White la colioca nel 1144 e studi recenti le
danno origini bizantine. Una nota alquanto singolare di questo tempio è data dal fatto
che si tratta dell'unico esempio nella Sicilia occidentale di copertura a volte a botte
traversa, con estradossi a vista. La navata unica in cui si sviluppa la chiesa è scandita
ad intervalli regolari da tre grandi archi a sesto acuto, dalla copertura a volte a botte,
con gli assi degli archi e delle volte ortogonaii all'asse della chiesa. I recenti lavori
di restauro hanno messo in risalto l'originario aspetto della struttura arabo-normanna,
grazie alla rimozione dei tompagnamenti di un piccolo portico aggregato in epoca
posteriore, ed hanno reso leggibile gli interventi operati in periodi diversi, Nell'
abside del tempio si possono ancora ammirare due pregevoli affreschi di fattura bizantina,
risalenti al XII secolo, raffiguranti S. Giovanni Crisostomo e S. Basilio Magno,
Dall'avvento dei Normanni in poi, la città continuerà ad ornarsi di strutture per lo
più religiose. In seguito alla capillare realizzazione di chiese, oratori e conventi
Mazara viene divisa in tanti piccoli quartieri, detti contrade, che prendono il nome o
della struttura religiosa che domina sul piccolo agglomerato di abitazioni o dalle
attività che si svolgono nell'immediato intorno. li continuo trasformarsi delle strutture
edilizie e i grandi sventramenti che
hanno interessato i( centro antico a partire dal XVI
secolo lo hanno diviso in quattro quartieri, che sono, come è stato ricordato, quelli di
San Giovannni, San Francesco, la Giudecca e la Xitta. Le strutture che ricadono
all'interno dei singoli quartieri li caratterizzano architettonicamente e socialmente.
Il quartiere di San Giovanni, in cui si costruirono i grandi complessi monumentali, è la
sede del potere civile e religioso; gli altri tre quartieri, caratterizzati da vicoli e
cortili, sono sede delle residenze popolari. Tra il finire dei XVI secolo e l'inizio dei
XVIII la città è interessata da diversi interventi di carattere monumentale come quelli
relativi alle ex chiese di S. Egidio (1573) e dei Carmine (1591), entrambe sormontate da
grandi cupole di stile gotico-rinascimentale nell'intradosso ma con chiari riferimenti
all'architettura islamica all'esterno. Un momento fondamentale dell'assetto monumentale ed
artistico di Mazara è rappresentato dal Barocco. La chiesa di S. Caterina, posta dietro
le absidi della Cattedrale, fu edificata nel XIV secolo e riconfigurata nel Seicento,
estroso prospetto è abbellito da una ricca decorazione in tutto che, secondo il tipico
repertorio barocco, reca motivi fitomorti e conchiliformi, mascheroni grotteschi e angeli.
Sul portale è il simulacro di S. Caterina d'Alessandria. All'interno segnaliamo la
decorazione a fresco dei palermitano Giuseppe Testa (17967) e la S. Caterina di Antonello
Gagini (1524). La chiesa di S. Veneranda, annessa all'omonimo monastero benedettino, è
l'elemento architettonico che qualifica e caratterizza la piccola piazza su cui prospetta,
la facciata, certamente uno dei capitoli più interessanti dei barocco siciliano, è
articolata in due ordir serrati da due estrose logge campanarie, con coperture a pagoda,
elevate nel 1788. Gli intagli tufacei, fregi e ghirlande, sono curatissimi; il portale è
di squisito gusto rococò. Elemento caratterizzante del prospetto è la lunga balconata a
petto d'oca in ferro battuto. L'interno a pianta centrica, realizzato tra il 1651 e il
1680, presenta una pregevole decorazione in stucco. Altro notevole capitolo
dell'architettura barocca a Mazara è rappresentato dalla chiesa di S. Michele, felice
risultato de rifacimento di un'antica chiesa normanna, che era stata fondata, da Ruggero
ti. Il rifacimento, iniziato a partire dal 1627 e continuato fino al secondo '700,
interessò sia l'esterno (ornato dalle statue degli Arcangeli e, entro le nicchie, dei SS.
Benedettini), che l'interno, a croce latina con unica navata e piccole cappelle laterali.
Al discorso decorativo contribuirono, tra gli altri, Tommaso Sciacca, autore delle tele
degli. altari e dell'affresco sulla volta con il Trionfo di S. Michele e Bartolomeo
Sanseverino con le serpottesche Figure allegoriche in stucco (1766). 1 bellissimi altari
in pietre dure, la maestosa cantoria, i coretti laterali e il sofisticato impiantito in
maiolica policroma concorrono a definire un ambiente di straordinaria eleganza.
All'esterno non si manchi di notare il campanile dei 1771 e l'arioso loggiato dei
monastero. La chiesa di S. Francesco fu costruita nel 1680 sul sito di un antico edificio
risalente al XIII secolo, annesso a un convento francescano fondato nel 1216. Nel
prospetto aggetta il portale, opera di Leonardo lncrivaglia (1730), ornato da un
medaglione in marmo con S. Francesco riceve le Stimmate, e coronato da un'edicola con la
statua dell'Immacolata. Un interno a unica navata è fastoso e decorato da affreschi,
campiti in eleganti riquadrature, e da stucchi. l:imponente mole dei Collegio dei Gesuiti
sorse intorno al 1672, su progetto dell'architetto gesuita Giacomo Napoli, forse
coadiuvato da Angelo Italia. Il prospetto scandito da finestre con nervose cornici
mistilinee, ha il suo elemento più importante nel rustico portale, affiancato da coppie
di Telamoni. Al collegio era annessa una chiesa, progettata dall'italia, purtroppo
crollata agli inizi dei secolo e in attesa di un intervento di recupero. Parte dei
collegio è annualmente la sede dei Museo civico e della Biblioteca comunale. Nell'ultimo
secolo Mazara si è notevolmente estesa, sia urbanisticamente che demograficamente, grazie
al potente indotto economico della pesca, attività che ha costituito per la città una
notevole fonte di ricchezza.