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di Sebastiano Tusa
Durante il paleolitico superiore, migliaia di anni avanti Cristo, furono dei gruppi di cacciatori; in seguito ad essi si aggiunsero i raccoglitori e gli agricoltori, che abitarono e coltivarono intensamente la zona, fino ai Fenici ed i Greci che se la contesero per la sua importanza come emporio commerciale, e ai Romani che vi lasciarono numerose tracce.
I primi abitanti dell'agro mazarese furono alcuni gruppi di
cacciatori che. durante il paleolitico superiore (circa 14.00012.000 anni a.C.),
occuparono alcuni ripari naturali che si aprivano ai bordi dei terrazzi calcarenitici e,
soprattutto, lungo il corso dei fiume Mazaro, che, a quel tempo, doveva estendere per
qualche chilometro verso l'interno la sua fisionomia di estuario navigabile che
attualmente conserva soltanto nella sua parte terminale in prossimità dei
porto. Gli
utensili che si raccolgono in questi ripari. facenti parte dell'armamentario venatorio,
erano costruiti in selce proveniente dal Belice. finemente ed accuratamente lavorata per
creare bulini, lame, coltelli, grattatoi e punte di freccia.
Nel successivo periodo mesolitico alla caccia si aggiunge la raccolta di piante e
molluschi e, soprattutto, la pesca. Proprio la pesca lacustre, probabilmente. attrasse
alcuni insediamenti mesolitici lungo le sponde dei Gorghi Tondi, dove pesci e fauna
stanziale e migratoria dovevano abbondare. Poco sappiamo del neolitico, a differenza di
quanto avviene per l'eneolitico o età del rame (III millennio a.C.) grazie agli scavi
estensivi condotti nell'insediamento di Roccazzo presso la borgata Costiera. Tutti i 34
ettari circa del pianoro sommitale furono insediati da gruppi di agricoltori e pastori,
che vivevano in piccoli agglomerati di capanne rettangolari costruite in legno con pali
piantati in una trincea continua scavata nella roccia. Nei pressi delle capanne vi erano
le tombe scavate nella roccia, costituite da grotticelle cui si accedeva attraverso un
pozzetto cilindrico. Immaginiamo una società egualitaria, con alcune figure di capi
appena emergenti nel contesto sociale di cui notiamo la labile fisionomia attraverso
alcuni corredi funerari: in questi compaiono non oggetti "preziosi", bensì
amuleti, pendagli ed ocra rossa che dimostrano una qualche rispettabilità di rango.
Sul pianoro opposto e speculare a Roccazzo è indiziato un insediamento della successiva età del bronzo antico (XVIII secolo a.C.), così come in tante altre località dell'agro mazarese dove la presenza capillare di villaggi di questa, come delle successive fasi della medesima età del bronzo, si può dedurre dalle numerose tombe a grotticella scavate nella roccia che, spesso, decorano le pareti calcaree dei "magaggiari", ampie spianate rocciose ricche di vegetazione spontanea a giunco e palma nana: siamo già nei pressi della "garriga" africana. La tipologia tombale varia passando da quella a semplice grotticella dell'antica età del bronzo a quella con lungo corridoio e lettuccio funebre interno ove era adagiato il corpo dei defunto di rango, indicando che, sulla fine dei Il millennio a.C., iniziano ad emergere le prime entità egemoniche nella società. Si è a lungo dibattuto sull'origine storica di Mazara (toponimo di presunta origine fenicia), soprattutto in virtù della sua singolare posizione di luogo di frontiera tra le due sfere d'influenza politico-militare e culturale che si vengono a creare in Sicilia con le colonizzazioni greca, ad oriente, e fenicio-punica, ad occidente. Che di terra contesa si trattò è confermato dalle fonti storiche, che parlano sia di un "emporion" fenicio (Diodoro, XIII, 54, 6), che di un "phrourion" greco (fortino) (Diodoro, XIII, 9, 4), piazzato dalla vicina e potente Selinunte alle foci dei Mazaro proprio come avamposto di confine. Che Mazara sia stato un importante emporio commerciale lo conferma anche il ritrovamento di due importanti ripostigli (tesoretti) recuperati nei pressi di Capo Granitola e alla foce del Mazaro, databili tra la fine dei VI secolo e la prima metà del V secolo a.C., comprendenti centinaia di monete d'argento prodotte dalle zecche di Agrigento, Catania, Gela, Imera, Leontinoi, Messina, Selinunte e Siracusa, Metaponto, Poseidonia, Sibari, Abdera, Aegina e Corinto. Di questa fase arcaica, classica ed ellenistica ben poco si conosce archeologicamente - una maggiore quantità di rinvenimenti appartiene al periodo romano, sia nell'area della città che dei suo entroterra. Probabile, infatti, che il sito di Mazara non sia mai stato abbandonato, se lo stesso Diodoro (XXIII, 9, 4) ci parla della sua conquista da parte dei Romani nel corso della prima guerra punica. La ricca presenza di reperti, anche epigrafici, di epoca romana indica che in quel periodo, al pari della vicina Lilibeo, Mazara fu un importante centro commerciale. "Mazaris" è menzionata nell'Itinerarium Antonini (li secolo d.C.), come "statio" lungo il percorso costiero tra Agrigento e Lilibeo. Numerose sono le testimonianze di vita romana rinvenute negli anni nella zona dell'attuale centro storico tra il corso Umberto 1, il corso Vittorio Veneto, il Lungomazaro e il Lungomare, dove doveva situarsi l'antico centro abitato. Particolare rilevanza ha la contrada Porticato sia per il toponimo, indicativo di strutture edilizie rilevanti, sia per la quantità di rinvenimenti soprattutto di epoca romana. Dalle necropoli, indiziate nelle contrade Terrenuove e Spataro, provengono alcuni pregevoli esempi di bassorilievo funerario romano, tra i quali tre sarcofagi ed un'urna dedicata a C, Cornelio Filone, conservati nella Cattedrale. Ma il monumento visibile più rilevante della Mazara tardo romana si trova al di sotto della chiesa di San Nicolò Lo Regale. Si tratta dei resti di un edificio signorile databile tra il III ed il V secolo d.C., con ambienti dalle pareti affrescate in policromia e i pavimenti abbelliti da mosaici, tra i quali spicca quello con al centro un cervo in corsa tra decorazioni floreali. Di poco successivi sono i resti di edifici rupestri adibiti al culto cristiano, localizzati nell'area di Miragliano sul Mazaro. Si tratta di vere e proprie chiesette rupestri, talvolta affrescate, tra le quali una dedicata a San Bartolomeo.